Original paper

La fase Sarda dell'orogenesi Caledonica in Sardegna

Vardabasso, Silvio

Abstract

Al principio del Paleozoico nello spazio fra l'Europa sudoccidentale e l'Africa settentrionale se delinea un bacino di sedimentazione da epicontinentale a geosinclinale, che possiamo considerare forse già come un primo abbozzo di un più vasto Mare Mediterraneo (Tetide). La documentazione di queste condizioni paleogeografiche risulta notoriamente dalle classiche ricerche stratigrafiche nella Francia meridionale, nella Penisola Iberica, nell'Isola di Sardegna e nel Marocco, per le quali si rimanda alle più recenti sintesi dei trattatisti (VON BUBNOFF, GIGNOUX, H. e TERMIER, BRINKMANN ed altri). La formazione cambrica in questi paesi coincide con un ciclo sedimentare prevalentemente clastico, a potenza variabile, ma in genere oscillante fra i 1000 e 2000 m, caratterizzato di regola solo da subordinate intercalazioni di dolomia e di calcare di mare poco profondo, che - almeno in parte - possiamo considerare di scogliera (Archeociatine). Questa facies calcareo-dolomitica pare abbia avuto maggiore sviluppo e certamente notevole importanza in Sardegna, dove infatti in seguito alla mineralizzazione ercinica le rocce carbonate del Cambrico sono divenute sede dei rinomati giacimenti metasomatici PbZn dell'Iglesiente (Monteponi, San Giovanni, Nebida, Buggerru, etc.). Così è che qui si possono distinguere due dolomie: quella grigia, cristallina, stratificata o "primaria", cioè stratigraficamente cambrica, da quella gialla, concrezionata o "secondaria", cioè formante l'aureola dei giacimenti ercinici; dolomia non legata ad un preciso orizzonte, ma in sostituzione locale sia di quella primaria che del sovrastante calcare ceroide.